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Visco

Si pensa che il nome di Visco derivi dallo slavo visek, ovvero sommità.
Testimonianze di presenza umana attiva risalgono a più di 3800 anni fa ma il più antico cenno all’attuale paese di Visco - che fino al cinquecento inoltrato veniva chiamato indifferentemente Visco e Viscon - risale al 1154 quando viene ricordato il Vicarius Oliverius.

Durante il periodo patriarcale, Visco rimase feudo dei Patriarchi di Aquileia, dipendendo dalla Gastaldia di Aiello.
Il 1420 segna la fine del potere temporale dei Patriarchi di Aquileia e il 1500 la fine dei Conti di Gorizia con il passaggio del Friuli Orientale all’Impero Austriaco. Visco continuò ad essere paese di confine, un confine dell’Impero che, salvo parentesi, sarebbe durato quattrocento anni.
Nel 1570 fu sanzionato il distacco di Visco dalla pieve di Aiello ed il suo riconoscimento di pieve autonoma.

Il Seicento si aprì con la guerra tra Venezia e l’Austria (1615-1617); la zona di confine, qual era quella di Visco ebbe a soffrirne. La guerra aveva provocato gravi danni alle campagne e al paese senza portare mutamenti territoriali.

Il Settecento fu un’epoca d’oro per la Parrocchia di Visco: il comune diventa sede di vicariato foraneo, a seguito della soppressione, per ragioni di ordine ecclesiastico e politico, del Patriarcato di Aquileia (1751) e la erezione dell’Arcidiocesi di Gorizia. Il paese diventa anche punto di passaggio con una stazione postale, una muda stradale e la dogana con tanto di guardie per vegliare contro il contrabbando.

Dopo la Rivoluzione Francese (1789), l’arrivo dell’esercito napoleonico con tutto il suo corollario di violenze viene esecrato come un flagello biblico. Con la caduta di Napoleone e la pace di Parigi del 1814  Visco viene a trovarsi nuovamente nel Regno Illirico; verso Ovest si andava nel Lombardo-Veneto.

Durante le guerre risorgimentali si svolsero due tristi fatti d’arme: nel 1848 fra le truppe degli insorti di Palmanova e gli Austriaci con l’incendio da parte delle truppe imperiali di ben quattro quinti delle case del paese e nel 1866 tra un mezzo plotone di lancieri di Firenze e degli ussari austriaci che riportò il confine di Visco ad essere da interno a internazionale.

La Prima Guerra Mondiale a Visco è stata vissuta ovviamente dalla parte austriaca. Nel 1915 venne allestito l’ospedale da campo più grande d’Italia, con 1000 posti letto. Dopo Caporetto,  venne convertito in campo profughi, che ospitò soprattutto gente proveniente dai paesi del lungo Piave e che vi rimasero fino al 1923.

La Seconda Guerra Mondiale viene qui ricordata per l’ordine, arrivato nel dicembre del 1942, di costruire un campo d’internamento in grado di ospitare circa 10.000 persone (ma non più di 4.000 vi soggiornarono, venticinque delle quali morirono).

Due guerre mondiali, un cambiamento di Stato (dall’Austria all’Italia), il mutamento istituzionale (dalla monarchia alla repubblica), il passaggio dalla provincia di Gorizia a quella di Udine sono le vicende di questo secolo che hanno coinvolto il paese in maniera forte toccando pesantemente l’identità degli abitanti.