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San Vito al Torre

Oltre al capoluogo, San Vito al Torre, consta anche di due frazioni , Crauglio e Nogaredo al Torre poste rispettivamente a sud e a nord di quest’ultimo.

San Vito al Torre, di radici latine, viene citato per la prima volta  intorno all’anno mille e deve il suo nome ai Santi Vito , Modesto e Crescenza, modello di famiglia cristiana  proposto alle popolazioni barbariche per la loro conversione.
Il paese di Nogaredo deriva il suo nome da un fitotoponimo (noiar, noglar ovvero nocciolo) ed è citato per la prima volta nel 1200  (nella piccola chiesetta  locale ci sono degli affreschi databili appunto tredicesimo secolo riportanti la Strage degli Innocenti).
Il Santo protettore, Sant’Andrea richiama ai cavalieri tedeschi  che vigilavano i percorsi dei viandanti nel medioevo.
Per ultima la Comunità di Crauglio citata per la prima volta nel 1300 ha nel proprio nome una radice slava.

La zona in cui si trova San Vito al Torre era abitata molto probabilmente sin dai tempi dei Romani, e dipendeva da Aquileia. Quando Ottone II fece delle donazioni al patriarca di Aquileia Rodoaldo, incluse tra le altre, le corti di Versa e di San Vito.
Il territorio rimase in possesso dei patriarchi e fece parte della gastaldia di Aiello. Sul finire del Quattrocento, la zona fu devastata dai Turchi di Scanderbeg e anche San Vito subì il loro passaggio. Durante la guerra di Gradisca tra Veneziani e Imperiali, nella zona, soprattutto a Crauglio, si svolsero aspre battaglie.
Dopo la pace Worms del 1526, tutti i territori conquistati dai Veneti passarono sotto il dominio austriaco e San Vito fece parte della contea di Gorizia. Seguì poi le sorti di queste terre sino al ricongiungimento con l’Italia. Tuttora il Comune, che ricade nella Provincia di Udine, fa parte della Arcidiocesi di Gorizia, a rimarcare una storia  importante.

Fino al 1918 il Comune fece parte dell’Impero Austro-Ungarico ed era territorio di  confine con l’Italia e conserva tuttora la vecchia dogana austriaca a Nogaredo al Torre.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale, l’economia venne trasformata: chiusero alcune attività industriali contro l’affermazione di altre più artigianali. Fu invece assai vivace l’attività culturale.