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Palmanova

Nei primi decenni del Quattrocento (1420) la Serenissima Repubblica di Venezia occupò il Friuli. Questa terra era considerata di importanza strategica per la difesa della terraferma, per il controllo delle vie di comunicazione e dei confini. Una delle minacce maggiori per la Serenissima era rappresentata dai Turchi che, a ondate, avevano invaso il territorio friulano saccheggiando, distruggendo e trascinando via come schiavi donne e bambini. In seguito alla morte senza eredi del Conte di Gorizia, Leonardo, si aprì, nel 1500, una nuova guerra tra Venezia e Austria: Gradisca passò all'Austria e si venne a creare un confine innaturale con città venete incastonate nel territorio asburgico e viceversa.

Tale conformazione territoriale venne definita confine "a pelle di leopardo". Dal momento che il confine orientale della Terraferma si trovava esposto alle incursioni turche e austriache era necessario rafforzare il Friuli, terra di confine, con la costruzione ex novo di una fortezza al centro della pianura. Questa doveva fungere da baluardo sia contro le mire espansionistiche degli Asburgo sia contro le continue incursioni dei Turchi. Venezia nominò cinque Procuratori con il compito di decidere il luogo esatto su cui far sorgere la nuova città; questi si riunirono il 16 ottobre 1593 nel castello di Strassoldo e decretarono che la scelta era fatta.

La nuova fortezza doveva sorgere in posizione strategica: l'incrocio tra la via Julia Augusta e la strada Ungaresca (Stradalta). Il 7 ottobre 1593 si diede inizio ai lavori di costruzione di Palma. Nel periodo di dominio veneto la città stellata fu dotata di due cerchie di fortificazioni con bastioni, cortine, fossato e rivellini a protezione delle tre porte d'accesso. Nonostante le apparenze di un incontrastato dominio veneziano, il XVIII secolo rappresentò per la Serenissima la parabola discendente della sua gloriosa storia: anche Palmanova e il Friuli ne seguirono il declino. Il crollo definitivo si ebbe il 3 marzo 1797 quando un maggiore austriaco entrò con l'inganno in fortezza e aprì la strada a mille armati austriaci che aspettavano poco fuori le mura.

Gli austriaci non ebbero il tempo di godere la loro conquista in quanto il 18 marzo i francesi comandati da Bernardotte entrarono in fortezza e disarmarono anche le truppe veneziane che fino a questo momento si erano dichiarate neutrali.

Una delle prime preoccupazioni di Napoleone fu quella di "rendere la fortezza al passo con i tempi"; per fare questo procedette alla spianata dei tre villaggi circostanti di Ronchis, San Lorenzo e Palmada i cui edifici oltre ad essere possibile ricettacolo per i nemici, impedivano il tiro ai cannoni della piazzaforte. Così, sotto la direzione di Chasseloup, si dette avvio alla costruzione dellaterza cerchia delle fortificazioni. In corrispondenza ai baluardi veneziani furono aggiunte le nove lunette napoleoniche dotate anche di gallerie sotterranee (mine).
Palmanova, mai conquistata dalle armi, ritornò agli Austriaci solo in virtù dell'armistizio di Schiarino - Rizzino del 16 aprile 1814.

Finito il periodo napoleonico, il dominio austriaco sul Friuli durò dal 1815 al 1866. Il 24 marzo 1848 la guarnigione della città stellata, infiammata dagli ideali liberali si sollevò contro il dominatore austriaco. La reazione asburgica fu piuttosto dura e sfociò in un assedio alla Fortezza. Alla fine Palmanova capitolò dopo Udine e il 26 giugno fu firmata la resa di Palma e gli Austriaci rioccuparono la fortezza.

Venne annessa al Regno d'Italia con il plebiscito del 21 ottobre 1866.

La fortezza tornò alla ribalta quasi dopo 50 anni quando, durante la Prima Guerra Mondiale, diventò deposito di viveri e vestiario, centro di smistamento e di rifornimento per la prima linea situata sull'Isonzo; dopo la disfatta di Caporetto fu parzialmente incendiata dalle truppe in ritirata. Nella notte del 29 ottobre 1917 la città si trasformò in un immenso rogo, il 60% degli edifici venne distrutto.